Il settore creativo è cosa molto italiana

Piccolo sfogo di un grafico

Ultimamente si è sentito molto parlare della svalutazione del settore creativo in Italia. Anzi, se n’è sentito parlare perché qualcuno si è rivoltato, ha detto basta. Ed ha alzato la voce. Quel qualcuno potrei essere io. O tu.

Facciamo un passo indietro.

Crisi finanziaria: le aziende non assumono, incentivi pochi e tutta quella serie di notizie che siamo abituati a leggere ovunque. Chi commissionava lavori ha spesso preteso una sensibile svalutazione del settore, arrivando addirittura a cercare il gratuito, a scapito della qualità. Così, creativi si sono improvvisate persone che col settore non avevano molto a che fare: in cambio della tanto proclamata pubblicità, hanno regalato (spesso nel vero senso del termine) prodotti e servizi. Gli stessi che qualcun altro (per l’appunto, i professionisti) offrono con competenza e a ragion venduta.

Parlare di professionismo, in Italia, è una qualche sorta di strano tabù. I creativi non sono né maghi, né smanettoni da pc, né i protagonisti geek di qualche serie televisiva.

Un creativo è sicuramente una persona di talento ma ha studiato, per fare il lavoro che fa. La maggior parte ha iniziato da freelance. I più intraprendenti hanno tirato su piccole società, perso tempo a documentarsi, a capire il mercato, barcamenandosi fra clienti e concorrenti, dimenticando feste, vacanze, cene con gli amici, hobbies e tempo libero.

Tutto questo, per offrire al cliente un prodotto vero, un prodotto degno di essere chiamato tale, presentabile in Italia, in Europa e, perché no?, nel mondo.

Un prodotto in grado di fornire la vera immagine del cliente, la vera immagine dell’Italia e dei professionisti italiani.

E pensare che il paradosso più grande sta proprio in questo. Spieghiamo meglio il concetto.

Ti verrebbe mai in mente di affidare l’immagine della tua attività, quella tirata su in anni e anni di attività, di liti con i soci, di trattative con i fornitori, di nuovi clienti convinti, perché in quello che fai ci metti l’anima, ci metti tutto te stesso e lo fai pure bene, affideresti tutto questo a qualcuno che la potrebbe distruggere in pochi minuti, quell’immagine costruita pezzo dopo pezzo, con tanta fatica e sacrificio?

Con una pubblicità fatta male, con un logo copiato a una multinazionale e un testo preso da Google?

Per cosa poi? Per aver risparmiato qualche centinaio d’euro?

Forse il punto è proprio questo: forse non è ancora chiaro il danno, reale e tangibile, che può provocare il fare affidamento a chi si improvvisa professionista di un settore non suo. E, se avete un’attività, siete sicuramente i primi a saperlo.

Abbiamo deciso di fare questo: dimostrare a tutti, grandi aziende, piccola e media imprenditoria italiana, liberi professionisti e organizzazione, a tutti coloro che credono in quello che fanno, quante e quanto profonde sono le conoscenze che un grafico, un copywriter o un programmatore devono possedere, non soltanto per potersi presentare come un creativo.

Per dimostrare di essere un vero professionista.

Daniele Nicolosi

Daniele Nicolosi

Digital Designer

Laureato in Marketing e Pubblicità, Master di specializzazione in Graphic Communication. Appassionato di motori, snowboard, birre artigianali e serie tv.

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